Accade ogni tanto di venire a conoscenza delle informazioni sui costi delle missioni di pace e sull’onerosità della guerra, si potrebbe pensare a novecento mila euro come il costo di una bella villa al mare dove vivere per tutta la vita invece no, quella è la spesa di un singolo missile Tomahawk, l’America li lancia quasi quotidianamente dal 1991. Ma questa è una baggianata, basti pensare che un bombardiere b52 costa poco più di due miliardi di dollari ed un suo bombardamento necessita una spesa di una manciata di milioni.
Impossibile non dimeticarsi uno dei punti cardine dell’elezioni del governo attuale, “togliamo i soldati dall’Iraq” … (ma quando?!?!) , ebbene la finanziaria sui si contestava l’utilizzo del tesoretto prevedeva la modica cifra di 23,5 miliardi destinata alle spese belliche predisposte all’onorario dei soldati, all’acquisto dei missili e delle armi americane nonstante elicotteri e mine antiuomo siano rigorosamente “made in italy”, gli F35 e le fregate Fremm come prodotto di difesa nazionale insieme ai satelliti spia, i costi di supporto e le spese di organizzazione e gestione della permanenza delle forze di pace. Inutile dire a questo punto che il governo, furbo, si sia già portato avanti stipulando la cifra da destinare all’acquisto degli Eurofighter, 400 milioni per il 2007, 500 per il 2008, e per gli anni successivi le cifre tendono a superare il miliardo fino ad arrivare a coprire compretamente il bugget stimato di 5,4 miliardi.
Tante cifre e tante armi per la “moderne warfare”, la nuova frontiera del combatimento. Potremmo paragonare questa situazione alla pubblicità del kinder cereali “c’è sempre qualcosa dietro”, sì perchè questa volta il conflitto di interessi che si crea analizzando solo la situazione italiana è di discrete dimensioni nonostante sia una cosa intuibile e banale. Chi nel vecchio governo era a capo della “produzione” ora obbliga le aziende italiane a spendere per costruire armi e via via si ramifica il tutto. Poche considerazioni per un argomento sul quale si potrebbero dire tante parole e una sola etichetta “spendere meno grazie”.
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